Archivio mensile:gennaio 2021

Nuovi (vecchi) sessimi.

Prima del parto, accertati che la tua famiglia abbia sufficiente carta igienica. Prepara dei pranzi pronti per tuo marito, che sicuramente non è bravo in cucina. Legati i capelli, così non sembri in disordine anche se esci senza esserti fatta un bagno. E dopo che il bambino è nato, tieni d’occhio un vestito taglia small – avrai bisogno di motivazione per non mangiare troppo.”

Queste sono le linee guida del governo coreano per le donne in attesa. Il governo cerca di incrementare il tasso di natalità (che è in caduta libera) proponendo dei modelli patriarcali e sessisti.

A seguito di questa dichiarazione è stata proposta una petizione con oltre 21.000 firme e il Governo ha assicurato che in futuro rivedrà i contenuti online e che farà dei training per sensibilizzare gli impiegati.

Slogan simili non sono nuovi e non riguardano solo la maternità o la Corea. La situazione cinese è ben più preoccupante, per il solo fatto che il Governo non reputa di doversi scusare ed esercita consapevolmente una violenza psicologica sulle donne di etnia Han (le uniche considerate  pure per avere una progenie).

In Cina molti programmi universitari richiedono alle donne di avere voti più alti degli uomini agli esami per essere ammesse – il Ministero dell’Istruzione ha introdotto questa misura per “proteggere l’interesse nazionale”.

Il Governo non pubblica statistiche affidabili sulla violenza domestica e le molestie sessuali sul posto di lavoro, essere dichiaratamente femminista può essere un deterrente per ottenere un lavoro, ma soprattutto per mantenerlo. Questa mancanza di trasparenza nasconde la reale estensione della violenza sulle donne e discrimina chi si ribella.

Per entrare a far parte del Servizio Civile cinese le donne devono sottoporsi ad un esame ginecologico obbligatorio, che comprende anche un esame per le malattie sessualmente trasmissibili e sono sottoposte ad una serie di domande sul loro ciclo mestruale.  Gli uomini sono esenti da questo genere di esami.

Manifestazioni femministe o di protesta sono categorizzate come “litigare e provocare disordine” e possono portare all’incarcerazione. Gli interrogatori successivi agli arresti avvengono in stanze non riscaldate, senza l’identificazione dei poliziotti e senza che i “crimini” vengano dichiarati all’arrestata.

Attività femministe online pubblicate su Weibo (il corrispettivo di Facebook in Cina) vengono controllate dal Governo, regolarmente cancellate e le tenutarie dei profili sono spesso minacciate di stupro di gruppo e di morte o bandite.

Un altro concetto caro al Governo è quello di “Leftover woman”, ovvero “donna di scarto”: donne tra i venti e i trent’anni (nel 2007 da nubile a 27 anni si poteva già essere categorizzate in questo modo, nel 2010 l’età era già scesa a 25), con una buona educazione universitaria, che si rifiutano di smettere di essere troppo ambiziose e di sposarsi. Vengono sottoposte ad una fortissima pressione sociale, sia da parte della famiglia (i genitori hanno un ruolo di enorme influenza sui figli in Cina), sia da parte del Governo che porta avanti una campagna pubblicitaria discriminatoria nei riguardi di queste donne.  Alcuni esempi, usando le parole della Federazione delle donne – che in teoria dovrebbe proteggerle:

Alle ragazze carine non serve troppa istruzione per sposarsi e far parte di una famiglia ricca ed influente, ma le ragazze con un aspetto mediocre o brutto lo troveranno difficile. Questo genere di ragazze spera di diventare più competitiva migliorando la propria istruzione. La tragedia è che non si accorgono che una donna invecchia, vale sempre di meno, così appena hanno raggiunto la laurea o concluso un master, sono già vecchie, come delle perle ingiallite.

Molte donne di scarto altamente istruite sono molto progressiste nel loro modo di pensare e si divertono ad andare per locali alla ricerca di una one-night stand, o diventano le compagne di un alto ufficiale o di un uomo ricco. È solo quando hanno perso la loro freschezza e giovinezza e sono respinte dall’uomo con cui stavano che si pongono il problema di un partner per la vita. Per questo, la maggior parte delle donne di scarto non merita compassione.

Due letture su questi temi sono i libri di Leta Hong Fincher, non ancora tradotti in lingua italiana e accessibili solo in lingua inglese:

Leftover Women

Betraying Big Brother. The Feminist Awaking in China

In quest’ultimo libro Leta Hong Fincher sottolinea anche come le nuove tecnologie e i social media in generale permettano un attento controllo della popolazione e della libertà di espressione per quelli che sono considerati movimenti pericolosi per la sicurezza nazionale, tra cui il movimento femminista.

Il libro ripercorre anche la vicenda delle Feminist Five, un gruppo di femministe che è stato arrestato nel 2015 e che ha subito anche l’incarcerazione. Quello che emerge dai racconti delle protagoniste, al di là della brutalità governativa e del tentativo, talune volte riuscito, di rovinare le loro vite, è una profonda sorellanza, una comunione di intenti e di idee che resistono nonostante si trovino in città diverse e nonostante stiano combattendo contro uno dei peggiori autoritarismi patriarcali.

“Leftover Woman” è anche il titolo di un documentario di cui è possibile vedere il trailer qui:

Veganuary

Gennaio è il mese di Veganuary, una manifestazione nata nel 2014 per promuovere la dieta vegan. Negli ultimi anni la partecipazione ha avuto un aumento esponenziale, battendo ogni record nel 2021.

Colgo questa occasione per consigliare alcune letture: alcune riguardano l’ecofemminismo, la connessione tra femminismo e veganismo e altre sono risorse che consentono di avvicinarsi alla tematica vegan (cosa significa, cosa mangia un* vegan*, quali ricette usare).

Il primo libro e pietra miliare dell’ecofemminismo è Carne da macello. La politica della carne di Carol J. Adams. Apparso trent’anni fa, il libro esplora le connessioni tra l’oggettivazione degli animali e le donne, oltre che ad altri aspetti storici quali le connessioni tra vegetarianismo e letteratura.

Se ancora risulta difficile capire questo collegamento, è sufficiente pensare alle sette dimensioni dell’oggettivazione (Nussbaum, Sex & Social Justice), che Adams affronta nei vari capitoli, mostrando immagini sessualizzate di donne e animali.

· strumentalità: (i)l’(s)oggetto è uno strumento per gli scopi altrui;

· negazione dell’autonomia: (i)l’(s)oggetto è un’entità priva di autonomia e autodeterminazione;

· inerzia: (i)l’(s)oggetto è un’entità priva della capacità di agire e di essere attivo;

· fungibilità: (i)l’(s)oggetto è interscambiabile con altri (s)oggetti della medesima categoria;

· violabilità: (i)l’(s)oggetto è un’entità priva di confini che ne tutelino l’integrità, è quindi possibile farlo “a pezzi” (in senso letterale e in senso figurato – si pensi alle campagne pubblicitarie che rappresentano la donna come un pezzo di carne o le donne come animali);

· proprietà: (i)l’(s)oggetto appartiene a qualcuno e può quindi essere venduto o prestato;

· negazione della soggettività: (i)l’(s)oggetto è un’entità le cui esperienze e i cui sentimenti sono trascurabili.

Va inoltre sottolineato che l’oggettivazione a cui le donne sono maggiormente sottoposte è la sessualizzazione, le cui conseguenze sono la depersonalizzazione (l’individuo oggettivizzato ha minor capacità mentali e morali agli occhi di chi lo oggettivizza), aumento di rabbia e depressione, auto-oggettivazione, auto-silenziamento, problemi alimentari, minor uso di anticoncezionali (Volpato, Deumanizzazione).

Afro-ismo. Cultura pop, femminismo e veganismo nero di Aph Ko e Syl Ko esplora la connessione tra razzismo, animalizzazione e supremazia bianca dal punto di vista dell’Intersezionalità. Il libro è una raccolta nata dal blog delle due autrici afroamericane. È possibile leggere il capitolo dedicato al veganismo qui

Per chi volesse avvicinarsi o avesse delle curiosità rispetto alla cucina vegan consiglio vivamente il canale YouTube, il blog e il libro di Carlotta PeregoCucina Botanica.

Un’altra risorsa che per me è stata fondamentale è Vegolosi.it, che pubblica anche un magazine a pagamento online, ma ha anche moltissime ricette gratuite (tra cui anche rivisitazione in chiave vegan della cucina tradizionale) e ha un suo canale YouTube. Ciclicamente vengono proposte delle dirette durante le quali è possibili interagire per sciogliere dubbi rispetto al tema.

Per un punto di vista medico-scientifico invece segnalo tutti i lavori di Silvia Goggi e il libro Becoming Vegan di Melina Vesanto e Brenda Davis, disponibile solo in lingua inglese per il momento

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